Abbi cura di te.

Non so dirti con esattezza dove vadano a finire le persone quando non ci sono più.

Credo che molto dipenda da quello in cui si è scelto di credere. Ed io, come sai, non so bene a cosa credere. 

Posso dirti, però, che nella sfortuna, sono stata fortunata. Che sono riuscita a dirti tutto. Tutto quello che pensavo. Tutto quello che volevo che sapessi. Certo, è una piccolissima cosa, lo so bene; ma magari ti servirà.

 

Ti servirà, in qualunque posto tu sia adesso, a renderti conto di cosa sei stata e di quanto la tua persona abbia rappresentato per me.

Posso dirti con convinzione che, purtroppo, la vita di tutti i giorni, quando ricomincerà ad ingranare, mi riempirà di pensieri, preoccupazioni ed impegni; ma che, in ognuno di quei giorni che verranno, conserverò un po’ di te.

Il tuo modo di ridere. Buffo, in realtà. I vezzeggiativi che avevi per tutti quanti, perfino per le auto. Le filastrocche di “regina reginella” con cui ci ho passato i pomeriggi, sotto le scale di casa tua. Il modo che avevi di affacciarti, per dire che era pronta la merenda. Lo stupore meraviglioso con cui mi permettevi di ingozzarmi, prima col dolce e poi col salato. E ancora adesso, io, mangio in questa maniera qui. E non è vero che si sta male. Anzi, è tutto più saporito.

La fiducia che avevi per il mondo. Incondizionata. Fiducia in cui non hai mai smesso di credere. E che delle volte ti ha fatto subire mancanze e torti che non meritavi. Perché eri troppo buona, troppo accondiscendente, troppo disponibile. E non tutti, nella vita, erano buoni come te. Non tutti ti hanno chiesto aiuto per necessità. A qualcuno faceva comodo.

Il tuo esserci. Sempre. Anche quando nessuno c’era. Specie quando nessuno c’era. 

I segreti che ti ho raccontato. Quando ti dicevo che non potevo dirlo a mamma. E mi aiutavi tu a mettere a posto ogni cosa.

Vorrei che ti fossi presa più cura di te. Che non avessi sempre e soltanto messo gli altri davanti alla tua persona. Vorrei che avessi pensato un po’ più a te stessa. Ma mi rendo anche conto che, una come te, non lo avrebbe mai fatto.

Credo che sia una regola fissa, in questo mondo di merda, che le persone buone ci lascino per primi. Che le cattive meritano di restare ancora qui, ad aggrapparsi sugli stenti e a vivere quel che viene.

Ed in tutto questo, preferisco pensare che alle persone migliori come te, spettino realtà nuove, diverse, variopinte. Costruite sull’amore e sulla felicità.

Ecco, ti auguro questo, ovunque tu sia. Felicità a palate. Sorrisi dolci. E persone buone come te.

Persone vere come te.

Vorrei che tu sapessi che sei stata il miglior esempio di coraggio che io abbia mai visto. 

Che nessuno avrebbe avuto la forza che hai avuto tu. Che non ti sei arresa davanti a niente. E che quando ti dicevano che non ce l’avresti fatta, ce l’hai fatta lo stesso. Stupendo chiunque, per primi i dottori, che pensavano che mai avresti potuto resistere. Sei stata fortissima. Sei stata strepitosa in questa battaglia per la vita. Strepitosa. Te lo giuro. 

Grazie. Infinitamente grazie. Per tutto quello che sei stata, che mi hai insegnato, che hai dimostrato. E soprattutto grazie per aver fatto parte della mia vita. Per avermi dato l’onore di essere tua nipote.

 

Adesso siamo tutti grandi, in qualche maniera, te lo prometto, andremo avanti.

Tu, però, fammi la promessa più grande di tutte: prenditi cura di te.

Te lo devi. Te lo meriti.

Da parte mia, posso assicurarti, con la mano sul cuore che un pezzo del mio cuore sarà tuo per sempre. Ed in quel pezzo continuerai a vivere, ed io, mi prenderò cura del tuo ricordo. 

Gin.

gin

credit: selih

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