Su di me

gin

Gin

Valentina, classe 1988, un complesso di cellule, paranoie e salsedine.

Scrivo perché ho il terrore di dimenticare, perché una vita senza ricordi non sarebbe vita.

Me lo spiegò la maestra Gianna, in prima elementare. E da quel giorno colleziono e conservo diari e scartoffie.

Non so ancora se quel suo incitarmi, se quel suo volere a tutti i costi che io scrivessi, sia stato una condanna,

o la mia migliore ancora di salvezza.

Cerco il buono, anche dove il buono non c’è. Amo le fragole, i gatti, e tutte le sfumature del verde.

Sono nata in una piccola cittadina di mare, e al mare mi sento sempre un po’ più tranquilla; ma poi, a vent’anni, mi son trasferita a Milano e per quanto mi spaventasse all’inizio, non posso più fare a meno di lei e della sua magia.

Scrivo d’amore, perché credo che l’amore faccia sentire vivi, perché una vita senza amore può essere piena ma mai completa. E potrebbe anche darsi che io vi appaia innamoratissima ed impacciata, ma la verità è che dell’amore scrivo solo quel che vorrei, plasmandolo su storie e capricci che ho visto e sentito. Quando lo provo davvero lo tengo per me, stretto al cuore, perché ho il terrore che scrivendolo, possa farlo affievolire.

Gin. è il diminutivo di Ginevra, il nome che amo smisuratamente. Mi sono innamorata di “Ginevra e Lancillotto”,

quando avevo ancora i denti da latte; e ancora oggi è il libro che mi fa fare pace col mondo;

e qualche volta, anche con me stessa.

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