Category Carodiariotiscrivo

Dopo di lui mi sono amata un po’ di più.

Dopo di lui mi sono amata un po’ di più, ho sorriso un po’ di più, ho anche pianto un po’ di più; mi sono iscritta a corsi ed eventi che mai avrei pensato mi interessassero.   Ho comprato una tessera per il treno, ed ogni tot di viaggi te ne regalano qualcuno. Ho visto posti, persone e cose, dopo di lui. E ho imparato e conosciuto tante novità. Dopo di lui, la notte,

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L’amore è quando ti rimetti in gioco

T’innamori senza pensarci, un po’ per caso, un po’ distrattamente, di una persona che, probabilmente, non avevi mai pensato potesse piacerti. T’innamori di particolari che addosso ad altri, sicuramente, darebbero fastidio. T’innamori e ti convinci che nulla, nessuno mai, potrà distruggere o rovinare quel che siete. T’innamori e ami senza freni, senza paure, senza troppi pensieri. Ami e basta.   Vedi, quando io mi sono innamorata, la prima volta, pensavo ed ero

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Mi piacerebbe avere una figlia femmina

Sinceramente ci ho pensato più volte, ma ciascuna di queste volte, ero troppo presa da altro. Lo studio, gli impegni, l’età, il lavoro. In realtà non dovrei pensarci neanche adesso, perché non è il caso; ma non è che uno sceglie i pensieri da fare. Pensa e basta. Come se fosse normale, come se pensare equivalesse a respirare. Mi piacerebbe avere una figlia femmina. Lo so che un maschietto non

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Curare coi baci

Delle volte penso che mi piacerebbe sapere come stai. Che mi piacerebbe sapere che tipo di binari abbia percorso la tua vita, e se ci sei stato seduto con attenzione, scrutando i finestrini del tempo che passava, o se invece tu abbia vissuto tutto passivamente senza prendere una decisione mai. Delle volte penso che mi piacerebbe rivederti ridere. Perché il tuo modo di ridere, così diverso dal mio, celava tante parole

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Non mi pento mai.

Quando parlavo di te, me lo ricordo, mi spuntavano gli occhi a cuoricino. Come quei cartoni buffi, in cui qualcuno si innamora di un personaggio che non ricambierà mai. Smussavo tutti gli spigoli che ti caratterizzavano, per cercare di raccontare una storia un po’ più soft, un po’ più carina, meno spigolosa, meno colpevole. Ma l’unica colpevole, in realtà ero io. Colpevole di restare lì. Di aspettarmi comunque del buono,

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Alcune volte

Ci sono state volte in cui ho davvero fatto il possibile e l’impossibile per spiegare le cose, per spiegare i miei punti di vista, i modi di fare, il perché di una sensazione; in cui ho fatto a pezzi quel che avevo dentro, pur di farlo sembrare trasparente a chi non avrebbe compreso quell’accozzaglia di pensieri e paranoie che mi compongono. Ci sono state notti in bianco in cui ho camminato

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Ho imparato

Ho imparato che le cose belle non si raccontano, non a chiunque; perché non tutti i sorrisi profumano di sincerità. Qualcuno lo fa solo per circostanza. Ho imparato che farsi dei programmi, compilare liste e tabelle, serve a ben poco. Se arriva un tornado, porta via tutto lo stesso. Anche se pensi di aver ancorato tutto. Anche se credi che, a te, proprio a te, non succederà mai. Ho imparato che

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Sono nata qui.

Come posso provare a spiegarti la magia di Taviano vecchia?  La magia del posto che mi ha vista crescere, coi grembiuli, quello rosa a quadretti e poi quello blu. Coi fiocchi tra i capelli, coi denti da latte, che lasciavano il posto ai definitivi, con gli occhialini tondi, le bende, le ginocchia sbucciate, la bici con le rotelle, il monopattino, il primo scooter, l’incidente, la faccia viola (che più viola,

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Qualche anno fa

Un pomeriggio di qualche anno fa, quand’ero ancora una studentessa liceale, chiesi a mia mamma perché si dovesse stare così male per amore. Che senso avesse e perché mai dovesse succedere. Mia mamma ha sempre curato tutto con cioccolata e chiacchierate, e credo che non sarò mai capace di ringraziarla a dovere per questo. Lei mi rispose che sarebbe passato, che tanto passa tutto, prima o poi, perché nulla resta e tutto scorre. Mi disse che era normale, e che,

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Mi trovi lì, a costruire origami

Mi trovi lì tra i bicchieri usati come portapenne  e le candele alla vaniglia, tra le vecchie fotografie che fanno da segnalibro alle mie letture, di tutti quei libri che inizio, lascio a metà, fino a che non trovo quello che mi coinvolge di più. Mi trovi a ricalcare lettere fatte col pongo, che metto nel freezer per farle indurire, e puntualmente le scordo. Le ritrovo quando ho voglia di ghiacciolo; tra quelle persone che per strada,

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