Curare coi baci

Delle volte penso che mi piacerebbe sapere come stai. Che mi piacerebbe sapere che tipo di binari abbia percorso la tua vita, e se ci sei stato seduto con attenzione, scrutando i finestrini del tempo che passava, o se invece tu abbia vissuto tutto passivamente senza prendere una decisione mai.

Delle volte penso che mi piacerebbe rivederti ridere. Perché il tuo modo di ridere, così diverso dal mio, celava tante parole nascoste, tante parole non dette, tanto parole, forse neanche pensate, immaginate.

Forse è immorale amare così tanto qualcuno, e poi vederlo diventare un estraneo.

Credo, però, che non possa andare diversamente.

O almeno, non può andare diversamente per le persone come me, che hanno il potere di legarsi a tutto, e non possono restare in bilico. Per questo ho preferito dirti addio. E l’addio coincide con la fine dell’amore, ma non è odio, non sarà odio mai.

Forse non tanto perché non lo meriteresti, ma perché non ne sono capace io. Non posso odiare una persona che ho amato. Non ce la farei. E chiamami stupida, se ti viene più facile, io però, mi ritengo coraggiosa. Perché ci vuole più coraggio a lasciare andare piuttosto che a tenersi i cocci.

Ci vuole più coraggio ad implorare il cuore di non diventare marcio, e tenersi solo il buono. Ci vuole più coraggio ad ammettere che, sì, manchi, ma che mancanza, prima o poi farà rima col guarire.

Ci vuole più coraggio ad ammettere che non sono pronta. E che non è colpa di nessuno, se ho imparato ad essere diffidente.

Le persone ferite vanno in giro con i segni. E prima o poi, le persone ferite, inciamperanno nella vita di chi è stato ferito come loro. Nella vita di qualcuno che nasconde le cicatrici coi cerotti.

E forse, saranno cicatrici indelebili, che solo il tempo, quello giusto, proverà a far sbiadire.

Un giorno sarò pronta a curare coi baci le cicatrici di qualcuno che, con altri baci, curerà le mie.

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