Il primo amore si scorda. Lo giuro.

Non sempre è un buon affare mettersi a fare le faccende di prima mattina.
Dentro casa mia non c’è un solo granellino di polvere, ma ho ritrovato tante cose. Di quelle che nascondo bene, scatola dentro scatola, per non averle sotto gli occhi.
E lo sapevo cosa c’era in quella scatolina grigia, nascosta nella confezione di un profumo. C’era un’altra scatolina. Bianca.
Una fedina. Una fedina d’argento, ch’è buffo a dirsi, ma il tempo non ha rovinato. E’ ancora lucida e impeccabile.
Come quando la portavo, fiera, all’anulare sinistro.  Andrea, 28/05/2006
Sei anni fa. I miei diciotto anni. Avevo diciotto anni. La mia prima storia. Il mio grande amore.
Quello che pensi che nulla può distruggerlo. Quello che consideri speciale, impeccabile ed eterno. (solo dopo, diverso tempo dopo, ti senti esageratamente sciocca per aver pensato che uno così potesse essere il tuo “grande-amore”)

Adesso lo so che le fedine sono solo un gesto. Che non valutano l’amore, non lo legano, ma all’epoca pensavo di sì. Pensavo fosse così. Me li ricordo quegli anni in cui tutto era speciale, e mi ricordo il messaggio con cui ha chiuso tutto. Certo che me li sono trovati sempre coraggiosi io, gli ex morosi e le finte amiche, tutti con gli attributi monchi,
incapaci e codardi per dirmi le cose in faccia. Sarà questo il motivo per cui io, invece, parlo tanto,troppo.
Quando quella storia è finita, ho buttato tutto.
So pure che non si fa neanche questo, ma non volevo vedere niente. I peluche, i bigliettini, i regali, le foto. Ho messo tutto in un sacco rosso e ho chiesto a mia mamma di buttare tutto. Quando ho visto quel sacco in garage, ho urlato come una matta.
Doveva sparire tutto. E, non nego, che oggi mi pento, ma so, per come sono io, di aver fatto la cosa giusta.
La fedina, no. Non ce l’ho avuto il coraggio di buttarla via. E mi promisi che il giorno in cui mi sarei innamorata di qualcuno, innamorata tanto, innamorata come allora, l’avrei buttata.
Mi sono innamorata, forse una volta, una e mezza, ma mai come allora.
Quella fedina conserva il ricordo dell’amore più puro che io abbia mai provato. Quello in cui non avevo paura di niente, quello in cui mi fidavo come fa una bimba quando s’affida alle braccia della mamma. E fino ad oggi di nessuno, mai, mi sono più fidata così.
Forse neanche di me.
Non è a lui che penso, quando la vedo, lui, oggi, per me non è più nulla, solo un ricordo sfumato; mi ricorda me.
Mi ricorda quant’ero bella con quegli occhi a cuoricino, e quanti mal di pancia mi venivano prima di uscire,
e quanti pianti quando ha rotto tutto. Ero sicura che con quell’amore avremmo spaccato il mondo, ma poi, quell’amore ha spaccato me. Ma si sopravvive, oggi lo so, puoi soffrire come nessuno, ma passerà. Passa sempre.
E si diventa forti. Diffidenti, forse, ma forti.
Perché ne sono certa, potrò stare male altre mille e mille volte ancora, ma non sarà più quel male lì. Mai più. 

E la vittoria più grande, dopotutto, è stata quella di imparare ad amare me stessa.

Gin.

amore, gin

credit: amimax

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