Le cose che spaventano. Quelle vere.

gin

credit: gingergurlll

Ho spedito una cartolina da Cracovia ad una persona che non c’è più. Una persona che quasi due mesi ha mollato le redini, non ce l’ha fatta , e si è lasciata inghiottire dalla malattia che la stava consumando.

Ci ha provato davvero. A combattere. A farcela. A restare aggrappata al mondo. 

Le ho spedito la cartolina perché, per me, quella resta sempre casa sua. Anche se ora, quella cartolina, quando arriverà, potrebbe far piangere qualcuno. Gliel’ho spedita perché non avrei voluto, potuto, farne a meno.

Volevo raccontarle della mia avventura. Anche se non abbiamo e non avremo più il tempo e il modo per poterlo fare sedute al suo tavolo della cucina. Quello tondo, che le piaceva poco, e che io amavo da impazzire nonostante fosse mezzo traballante.

 

Mi chiedo spesso quante cose si sia persa. Quante cose avrebbe voluto fare e non ha fatto. Quanti posti avrebbe voluto vedere, quante lacrime e quanti sorrisi avrà trattenuto, in qualche contesto o situazione in cui non era il caso.

E mi chiedo se sia giusto.

Se ne valga, o no, poi la pena rischiare di perdersi qualcosa.

Questo pensiero mi terrorizza. Dico sempre che non ho paura di niente ma questo pensiero mi fa a pezzi e mi fa fare gli incubi. A me fa paura il tempo. Fa paura sprecarlo. Fa paura rincorrere col fiatone qualcuno che non raggiungerò mai. 

Che senso ha? Torturarsi, intendo. Star lì a rimuginare su qualcosa, su qualcuno, che ha preferito andarsene.

 

Andarsene con scelta, con consapevolezza.

Tipo quelle volte in cui ci struggiamo per qualcuno che non ci fila e non ci filerà. Perché? Per cosa?

Per le briciole? Ma davvero? Per le volte in cui si ricorda di darci un contentino? 

Non lo ricorda perché vuole, non lo fa con affetto. Lo fa perché, in quel momento, non ha altro di meglio a cui pensare. 

 

E sai cosa? Io di tempo, dietro a persone così, ne ho perso pure troppo. E non voglio farlo più, non lo farò più. 

gin

credit: aliona_polischuk

Perché la tua morte, quella morte schifosa e triste che ha lasciato l’amaro in bocca, mi ha insegnato che non ne vale la pena. Che si piange e che si ride per propria scelta, ma che mai e poi mai, bisognerebbe farsi pilotare l’umore. 

Certo, è difficile, perché siamo persone. Generalmente anche dotate di coscienza e sentimenti.

E allora io, qui, ti faccio la promessa più grande di tutte. Ti prometto che ce la farò. 

Ti prometto che non mi farò più spaventare da un sentimento non ricambiato, non rincorrerò più qualcuno che non ha abbastanza fiato da corrermi accanto, non ci starò più così male se e quando qualcosa non dovesse andare come vorrei.

Perché le cose che spaventano sono altre. La morte, spaventa. La vita, no. 

La vita puoi sceglierla. Perché è tua. E quello che conta veramente tra un tot di tempo, che si tratti di anni o di giorni, è avere il coraggio di guardare un poco indietro, con la consapevolezza nel cuore (e nella coscienza) di aver sempre agito con la propria testa, di aver scelto sempre col cuore.

Che è la cosa più giusta di tutte, in fondo. E non dovrebbe spaventare mai.

 

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