Mancanze, forse.

Non so dirti se ci sia un tempo prefissato per le mancanze, se ci passano tutti e poi, ciascuno, se ne fa una ragione, se il tempo che scivola, poi, tra la vita e le dita, serva seriamente a far da cerotto, o se invece sia solo un’impressione. Non ne ho idea. Seriamente.

Posso dirti, però, che ci sono state sere, in cui la tua mancanza mi ha fatto gradualmente vedere l’alba; in cui ho scritto tante, ma tante di quelle lettere, che ad un certo punto, nessuna di esse aveva un destinatario dichiarato. Tanto chi le avrebbe lette? E per farne cosa?
Ero convinta che non sarebbe passata mai. Che non saresti passato mai. Che non mi sarebbe passata mai. Solo che, io la tristezza me la prendo tutta. La respiro a pieni polmoni, fino a farla diventare parte di me. È l’unico modo che ho per riuscire ad affrontarla, poi. L’unico che conosco.
Però non è vero che non passa. Anche se senza di te è tutto un po’ diverso, un po’ più intricato, io so che il peggio è passato. Perché la notte, adesso, dormo, e non mi chiedo più se sia stato giusto lasciarti andare via. So che non sarebbe cambiato niente, e che non ci saremmo presi mai.

Dovevamo perderci.

Forse per renderci conto di quante e quali cose sarebbero cambiate. Forse per capire che, insieme, non potevamo far fiorire fiori buoni.

Non lo so se c’entri il destino, il karma, il futuro già scritto, non so se tutto questo sia vero o se siano fandonie inventate da persone con una fantasia variopinta. So che, ogni tanto, vorrei che mi mancassi, vorrei starti vicino, forse per vedere se la mia pelle si ricorda di te. Forse ci ri-incontreremo, in un qualche spiraglio di futuro che oggi è ancora incerto. Forse ci chiederemo come sarebbe andata se ci fossimo stretti un po’ di più. O forse no. Non ci vedremo più. Perché certe persone, certe storie, certe emozioni, le vivi affinché ti insegnino qualcosa, affinché ti lascino qualcosa di loro, e si portino via qualcosa di te. So con esattezza che ti sei portato qualche ventata di ingenuità, un tornado di emozioni forti, viscerali, pesanti, e tanto di quell’amore che nemmeno io, te lo giuro, credevo fossi in grado di provare.

E mi chiedo, però, con gli occhi bassi, se non conoscendoti, non incontrandoti, qualcun altro al posto tuo, avrebbe potuto conoscere una me un po’ meno forte, ma più fiduciosa e più tenera.

Me lo chiedo con gli occhi bassi, però, perché credo che conoscerti, ne sia valsa la pena. Se non altro per farmi capire che quando regali amore, non puoi ricevere parole vuote.
Che quando ami così tanto qualcuno, non puoi accontentarti del fatto che l’altro non sia pronto. Che l’amore non si chiede, non si pretende, è vero, ma non può permettersi di farti accontentare.

L’amore non lo farebbe mai.

Gin.

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