Mi manchi, ovunque tu sia

Stasera mi manchi. Mi manchi così tanto. Mi sono resa conto che non posso più comporre il tuo numero; ed anzi, a dirla tutta, ce l’ho ancora memorizzato ma risulta disattivato. 

Stasera ci han pensato gli operatori telefonici a ricordarmi che manchi da più di un anno, che non ci sei più fisicamente; che l’unica cosa resta sono le tue foto. Ne ho una nel portafogli, ma ti copro tutte le volte che lo apro.      Ti copro perché ho paura di darti in pasto agli sguardi della gente, specialmente agli sconosciuti in fila alla cassa del supermercato. Credo sia un banale modo di proteggerti, perdonami l’animo infantile.

Ma dopotutto, sono sempre quella a cui preparavi i panini a forma di topino. Qualcosa di infantile doveva restarmi addosso, per forza.

Non so bene a cosa credo, questo lo sapevi già; e per qualche ragione assurda, penso sempre che tu sappia tutto, che proprio a te, certe cose non sfuggano mai; però vorrei parlarti lo stesso. Vorrei che ci fossi. Vorrei non sentirmi sola.

Ci sono stralci di noi che non raccontiamo a chiunque, ed eri tu la mia persona; nonostante la differenza d’età, eri tu.

Adesso a chi racconto i miei pasticci ingarbugliati? Come ne vengo fuori se non m’aiuti tu?

Che cosa succede di preciso quando non sei arrabbiata, nemmeno un po’, quando quello che ti rimbalza dentro, in realtà, è solo delusione? Cosa succede? Poi passa?

E se non ti chiedo troppo, spiegami com’è che si fa a vomitare parole brutte? Come fanno le persone che non sanno mai mettersi nei panni degli altri? Credono sul serio di vivere meglio? Ma davvero? Anche quando li reputavi amici?

E, ancora, com’è porcapaletta possibile che io mi trovi sempre impantanata in situazioni troppo grandi che hanno soltanto voglia di ferirmi? Perché? Mi sono sempre sentita una piccola ribelle, una sorta di Lady Coraggio; e allora dimmi, com’è che poi son sempre la solita polla? Qual è il problema, secondo te?

Lo so che non puoi rispondermi, e perdonami per questo monologo insensato straripante di domande. Perdonami. Ma se scrivo mi sento un po’ meglio. Se scrivo provo a venirne fuori, in qualche modo.

Mi manchi. Ma spero che tu abbia il pezzettino di cielo più figo di tutti. 

Se non ti costa troppo, quando puoi, mandami un abbraccio. Che sia una folata di vento o un tornado non importa. Fammi solo sapere che ci sei anche se non ti vedo più.

Gin. 

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