Più di ogni altra cosa al mondo

Sono un fiume di parole, io. E tu le parole non le reggi, 

non ci badi, non ci fai caso.

Sei più pratico. Ma io, pratica,
a dirla tutta, non lo sono stata mai. Questione di indole,
immagino: io amavo i temi, i discorsi prolissi, le promesse
letterarie; tu i calcoli, le risposte esatte, il metodo.
Siamo diversi. Esageratamente diversi. Forse troppo.
Di quella diversità che spaventa, ma che a noi piaceva.
E amiamo in maniera diversa. Tanto diversa.
Impulso e ragione. Alti e bassi. Unicorni rosa e tabelle excel.
Siamo così. Tu dici tutto subito. Io covo i pensieri quando
sono ancora granelli di sabbia, e poi, inevitabilmente,
diventano catene montuose pronte a venir giù appena si aggiunge
un altro granello. Sono davvero così, io, non sono cattiva.
Rimugino. Perché invece di dirti una stronzata quando capita,
la tengo lì, per evitare una discussione in quel momento, e poi
la tiro fuori quando magari non ci sono i motivi, o i tempi, o
gli attimi giusti. Sono fottutamente così.

 

Provo, magari sbagliando,
a fartelo capire da mesi, sono così. E ti assicuro che ho limato
tanto, ho smussato spigoli e rogne che mai pensavo di poter smussare.
Mi serve tempo. Mi serve modo. Mi serve amore.
Ma in tutto questo, in tutto questo casino di tratti incompatibili
che ci disegnano non ho mai fatto venire meno l’amore.
Nemmeno quando mi sono sentita dire che non mi ami più.
Nemmeno quando me lo hai detto guardandomi in faccia, dritto negli occhi.
Gli stessi occhi delle promesse. Quelli belli, con la sfumatura verde,
che mi hanno fatto innamorare quella sera di tante sera fa;
quando t’ho visto, e un tonfo dritto al cuore mi ha suggerito:
“è l’uomo della mia vita”.

 

Non l’ho mai pensato prima, e lo sai.
Io non ero fatta per queste cose. L’amore l’ho sognato, immaginato,
sperato, ma mai, proprio mai, m’era piombato addosso.
Poi sei arrivato tu. Con la cravatta rossa. E a me le cravatte non sono
piaciute mai; ma addosso a te, eran tutta un’altra cosa.

 
Ci siamo promessi tutto. Ed io non posso e non voglio tradire quelle promesse.
Credo che le cose vadano come scegliamo di farle andare.
Credo che degli errori sbocceranno sempre, a mo’ di germogli e boccioli,
ma sta a noi che li commettiamo, che li subiamo, decidere se fargli
spazio o estirparli insieme. Io, da parte mia, ci metto tutto quello che posso.
Tutto quello che sono.

 

E ti assicuro, con la mano sul cuore e gli occhi gonfi,
che di errori tuoi, a cui non hai nemmeno fatto caso, me ne sono tenuta tanti.
Non per accusarti, ma per dirti che se ami certe cose le superi,
le affronti, le vivi e le fai passare sulla pelle e sul cuore.
E la cosa buffa è che per te, quelli non sarebbero errori, anzi;
ma non perché non ti importa di me, semplicemente vivi così, hai questo modo
di agire qui, che per te è normale per carattere, mentre per me,
potrebbe significare carenza o mancanza.

 

Ho imparato, io, ad andare oltre
a questo, a capire che sei così e basta, che non serve prendermela
per qualcosa che, seppur spiegandotela, vedresti diversamente.
Ecco, Amore mio, io sono questa qui. Sono fatta anche di parole.
Mi hanno insegnato a parlare in questo modo qui, e magari è un modo sbagliato,
ma è il mio. Sono io. Io scrivo. Perché mi viene un po’ più spontaneo.
E mi manchi. E ti amo. Sopra ogni cosa.

Gin. 

credit: weheartit

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