Passerà, ovvio che passerà.

Sai, le solite parole di circostanza sono sempre le stesse. 
Nonostante delle volte, molte volte, siano zeppe d’affetto, 
son le stesse cose che ti direbbe anche un estraneo. 
Passerà. Ovvio che passerà. 
Ci penserai di meno, perché è normale che sia così. 
Ti impegnerai di più, per non permettere ai momenti
buco di riempirsi di gocce di nostalgia.
E ti ri-innamorerai. Perché gli uomini e le donne
sono nati per incontrarsi, per cullarsi, e delle volte,
quelli fortunati, riescono a tenersi.

Dicono che non eri tu quello che avrei dovuto tenere. 

E lo dicono e lo so.

Eppure, quando me lo sento dire mi viene la pelle d’oca e sento freddo. 

Sento freddo anche se c’è il sole. Perché non mi ci vedo. Non sono capace.

Non sono in grado di dover pensare che dovrò, poi,
di nuovo, spiegare a qualcuno quello che tu hai conosciuto.
Non sono pronta a dover spiegare a qualcuno che
anche se sono ormai adulta, scanso ancora le verdure
dal piatto e finisco prima le patatine fritte.
Non sono capace di spiegare per quale motivo io non
metta a posto i calzini, sistemandoli per paia, e mi
ritrovi poi, la sera, a togliere le scarpe e veder spuntar
fuori due calzini spaiati. Non so se sarò in grado di
far capire perché quando rido troppo poi piango,
e perché mi viene più facile girarci attorno
piuttosto che ammettere qualche paura.
Non sarò brava a raccontare nel dettaglio
tutti i perché che affollano la mia paura del
buio e delle murene. Anche se, le murene, le ho sempre
e solo viste in figura, o in qualche documentario.
Forse non si tratta di non essere capace,
forse non mi va, forse non voglio. Perché mi ero già
immaginata troppe cose, e in ognuna di quelle cose
c’eri tu. Volente e nolente che fossi, c’eri tu.
Anche quando pensavo che non potesse durare,
che due persone così diverse, assieme, sarebbero
risultate agli occhi del mondo, un’accozzaglia
venuta male di tutto quello che di peggio c’è.

Però, era bellissimo vederti ridere e non lo so

se mi capiterà di vedere il mare in un paio d’occhi
che non saranno i tuoi. Perché nei tuoi, oramai,
avevo imparato a nuotarci, anche quando
c’erano le tempeste e i nuvoloni.
Un giorno smetterò di impormi di non pensarci,
e forse riuscirò a piangere. Non per debolezza,
ma solo per liberarmi un po’. Per rendermi conto
che è finita. E che probabilmente, era iniziata soltanto per me.
Sarò coraggiosa, ammettendo che, tanto,
prima o poi, tutto passa. E che non si può fermare
ciò che va. Perché quello che non resta, evidentemente
non ha motivi per restare. Forse neanche per andarsene,
ma è peggio non averne per restare.
Un giorno ti odierò, come si odiano le cose che
non restano.

Spero, però, che tu quel giorno sia lontano.

Da tutto quello che abbiamo vissuto. Ma soprattutto da me.

Gin.

gin, passerà

credit: SooPinky

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