Se si potesse, vorrei.

Vorrei che si potesse conservare la sensazione che si prova quando si stringe tra le mani un sacchetto di castagne bollenti, quando è dicembre, ed il freddo pizzica le guance, arrossandole.

E l’odore del mare di settembre, quando i turisti sono tornati a casa, e in spiaggia non c’è quasi più nessuno. Quand’è mattina, e il sole è ancora assopito, in attesa della giornata che verrà.

Vorrei che si potessero conservare i baci rubati alle fermate degli autobus, quando sei quasi sul punto di salire e andartene, e non te lo aspetti, e quasi non ci credi.

Vorrei che si potessero conservare le canzoni che si dedicano, e che per un po’ di orgoglio, e qualche manciata di delusione, poi non ascoltiamo più, perché sono salvagenti che conducono tra i fiumi di ricordi, e noi abbiamo scordato come si nuota.

Vorrei che si potessero conservare le promesse. Quelle che abbiamo ascoltato con le lacrime, che ci siamo cuciti dentro tra baci e sorrisi e poi un giorno, ci hanno strappato via.

Quasi come se avessero sbagliato a regalarcele. Incuranti, di quel che si prova, quando ti strappano via un pezzettino di te.

Vorrei che si potessero conservare i profumi degli abbracci, per poterli annusare quando ci colpisce qualche folata di nostalgia. Io conserverei tutto. Davvero tutto. Forse in maniera maniacale.Perché in un modo o nell’altro, tutto mi ha
insegnato qualcosa, anche i momenti brutti, anche quelli che preferirei non rivivere.

Perché in un modo o nell’altro, tutto ha contribuito a rendermi la persona che sono oggi, con una serie interminabile di difetti. Perché alla fine, mi rendo conto, che tutto, sul serio tutto, mi è servito, ma nulla è davvero riuscito a cambiarmi.

Conserverei tutto. Anche gli occhi tuoi. Specialmente gli occhi tuoi. Specialmente quando mi ci perdevo dentro

e ci vedevo riflessi i miei.

Gin.

 

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