Sono pronta

Sono pronta. Anche se non so bene il perché; non so neanche se sia il caso di metterlo per iscritto.

Ma imparerai a conoscermi, ed imparerai che, io, seppur goffamente, con le parole messe nere su bianco, me la cavo un po’ di più.

Ti dico che sono pronta ma ti assicuro che è un qualcosa di non calcolabile. Non si può decidere di essere pronti e basta. Questo lo so, e proverò a spiegartelo quando e se mi chiederai di tutto il tempo che avrò messo in mezzo.

Serve dell’altro. Tanto altro. Ed anche se si dice che i soldi non facciano la felicità, in realtà, servono a vivere, o perlomeno, a cavarsela; perché, credimi, a vivere, in fin dei conti, non si impara mai.

L’ho capito ieri sera di essere pronta, e ti sembrerà banale e sciatto, ma l’ho capito grazie ad un pensiero improvviso.

Ho sempre pensato, detto, ribadito, che avrei tanto voluto, prima o poi, al momento giusto, una figlia femmina.

Femmina. Non so spiegarti dettagliatamente perché, davvero.

Sarà perché adoro il rosa, i vestitini microscopici, i fiocchi ed i nastrini tra i capelli, le scarpine lucide, le principesse.

Sarà che ho sempre dato per scontato che mi sarebbe piaciuto di più un mondo fatto di anelli di plastica colorata e bambolotti da mettere a dormire in qualche culla costruita un po’ a caso, con tovaglie smesse e scatole ricavate.

Ieri, però, ho pensato che non mi importa più il sesso. Che non ha importanza.

Che, in qualche modo, ce la farei lo stesso. Anche se dovessi avere un maschietto.

E pazienza se non ho e non avrò la più pallida idea di come farò. Farò. Davvero.

In qualche modo, farò. Anche se ciò significherà mettersi a rincorrere insetti e lucertole, varie. Anche se non capirò mai del tutto cosa ci sia di così divertente in qualche mostriciattolo informe che s’illumina al buio.

Ce la farò a farmi piacere tutto quello che può essere disgustoso e buffo, a non cadere per via di qualche macchinina di troppo, lasciata alla rinfusa dove capita.

Ieri ho capito che sono pronta. Che son pronta per davvero. 

E se devo dirti la verità, posso ammettere che ho sempre pensato “prima o poi”, ma avevo troppa paura.

Adesso non ne ho più. Adesso so soltanto che dovrò cucirti, quasi su misura, le condizioni adatte.

Perché, tesoro mio, queste cose che non son poi propriamente cose, servono eccome.

Una situazione economica stabile, prima di tutto. Perché senza non andremmo da nessuna parte, nemmeno con tutto l’amore del mondo.

Con le pappette me la cavo: ho fatto da baby-sitter a così tanti pargoli che, credimi, potrei aprire un ristorante per Esserini dai zero ai cinque anni. I problemi sorgeranno quando la pasta a forma di rotelle con la crema formaggiosa non ti piacerà più! Lì saranno dolori 😉

Sono pronta, ti chiedo solo un altro po’ di tempo ma ti prometto, con la mano sul cuore, che ne varrà la pena.

Per ora resta un po’ dove sei, a far capriole tra le nuvole che non si vedono: me li sono sempre immaginati così, i bimbi non ancora venuti al mondo. Ti mando un po’ di baci da mettere sulle sbucciature delle ginocchia per le cadute che capiteranno in questo tempo in cui non siamo ancora insieme. Dopo, poi, ci penserò io. Promesso. 

Gin.

gin, pronta

credit: @aleksa_szp

 

 

 

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