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Perché si dice “Addio” – Giulia Carcasi

Mentre le ragazze della mia età facevano coi maschi prove di volo, io facevo prove di abbandono. Dopo venti giorni di cinema, pizza, normalità, avvertivo l’urgenza di non vederli più. Ricorrevo all’addio tramite sms: “Non funziona”, come se si trattasse di un elettrodomestico. Un introverso mi rispose con uno squillo e sparì nel nulla. Un logorroico mi scrisse una lettera di cinque pagine in cui mi avvertiva che un dipendente

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Se ci rivedremo, un giorno.

Se ci rivedremo, un giorno, chissà quante cose saranno cambiate, e quante, inevitabilmente, saranno rimaste uguali. Esattamente come le hai lasciate tu. Lo pensavo qualche giorno fa. Lo pensavo. E te l’ho scritto con un sms. Ma non te l’ho inviato, perché non si può. E allora è stato solo un altro, tra i tanti messaggi che ti ho scritto, che è rimasto lì, ad accodarsi alla pila di bozze

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Bisogna andarsene. E bisogna lasciar andare.

Passiamo giorni che sembrano interminabili a riavvolgere ricordi e a spolverare nostalgie Ci culliamo tra musi lunghi e ripensamenti. Mettiamo in discussione ragioni assolute e barattiamo opinioni. Confidiamo speranze nella prima canzone che spunterà dallo stereo appena acceso; quando la verità è di un candore disarmante e tenta, quasi, di scappare dai nostri preamboli mentali. Bisogna andarsene. E bisogna lasciare andare.        Non si fermano i ricordi. Altrimenti,

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L’amore non si aspetta

Il mio problema sono le mezze misure. Non so stare nel mezzo. Non sopporto le cose a metà. O mi tuffo del tutto, o non bagno nemmeno i piedi. O faccio tanta strada, o resto a casa. O mi fido subito, o non lo farò mai. O parlo a ruota, raccontandoti ogni cosa, o soffoco ogni mio pensiero. Credo che le cose rotte restino rotte sempre. Anche quando ci mancano,

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Ovunque tu sia.

Sarò sempre gelosa di te. O forse, gelosa di quello che siamo stati. Non importerà quanto tempo sarà passato, quanto saremmo andati avanti, quanti calendari avremo consumato. Non importa se ti crescerà la barba, se spunterà qualche ciuffo bianco, se arriveranno le prime rughe.     Un po’ di gelosia, un pizzico di gelosia, me la porterò dentro sempre. E non perché vorrei ritornare insieme a te, non perché mi mancherai,

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Abbi cura di te.

Non so dirti con esattezza dove vadano a finire le persone quando non ci sono più. Credo che molto dipenda da quello in cui si è scelto di credere. Ed io, come sai, non so bene a cosa credere.  Posso dirti, però, che nella sfortuna, sono stata fortunata. Che sono riuscita a dirti tutto. Tutto quello che pensavo. Tutto quello che volevo che sapessi. Certo, è una piccolissima cosa, lo

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Non mi pento mai.

Quando parlavo di te, me lo ricordo, mi spuntavano gli occhi a cuoricino. Come quei cartoni buffi, in cui qualcuno si innamora di un personaggio che non ricambierà mai. Smussavo tutti gli spigoli che ti caratterizzavano, per cercare di raccontare una storia un po’ più soft, un po’ più carina, meno spigolosa, meno colpevole. Ma l’unica colpevole, in realtà ero io. Colpevole di restare lì. Di aspettarmi comunque del buono,

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Qualche anno fa

Un pomeriggio di qualche anno fa, quand’ero ancora una studentessa liceale, chiesi a mia mamma perché si dovesse stare così male per amore. Che senso avesse e perché mai dovesse succedere. Mia mamma ha sempre curato tutto con cioccolata e chiacchierate, e credo che non sarò mai capace di ringraziarla a dovere per questo. Lei mi rispose che sarebbe passato, che tanto passa tutto, prima o poi, perché nulla resta e tutto scorre. Mi disse che era normale, e che,

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L’ho amato.

L’ho amato come si amano le cose che arrivano all’improvviso, quelle che non avresti mai creduto potessero coinvolgerti così tanto. L’ho amato dal suo primo sorriso, per il modo in cui metteva il broncio, per il modo in cui strizzava gli occhi, per la fossetta sotto al mento che poi, col tempo, è diventata il mio punto preferito in cui fermare le dita dopo ogni carezza. L’ho amato per i suoi abbracci, quelli in cui mi sembrava che niente, e

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